Andiamo alla scoperta di un interessante biotopo costituito quasi esclusivamente da cipresso comune presente all’estrema propaggine occidentale del Parco regionale del Matese. Per accertarne le origini sono state effettuate diverse ricerche che non hanno dato tuttavia esiti positivi: un’ipotesi, la più antica, fa risalire l’insediamento – favorito da un idoneo ambiente ecologico – alla piantagione di questi alberi in epoca preromana o romana. Riferimenti attendibili fanno capo ad un’opera del 1664, quando la Memoria historica del Sannio segnala la presenza della conifera in questione, «una bella selva solo di alti e folti cipressi…». Oggi la formazione boschiva raggiunge il 90 per cento su una superficie di circa 50 ettari. We

All’estrema propaggine occidentale del Parco regionale del Matese di recente istituzione (delibera di Giunta regionale del 12 aprile 2002), tra rilievi orografici discontinuamente ripidi o ondulati ammantati nelle fasce più a nord da faggete e boschi cedui di latifoglie, nella zona più meridionale è presente da diversi secoli un interessante biotopo costituito quasi esclusivamente da cipresso comune. Nel percorso della strada provinciale, dalla piana di Fontegreca, situata tra i territori dei comuni di Prata Sannita, Ciorlano e Capriati al Volturno, sul versante occidentale del massiccio del Matese, è facile osservare una formazione forestale pressoché atipica, che accompagna il fiume Sava per un breve tratto, ubicata interamente in comune di Fontegreca. Questo corso d’acqua attraversa una gola più o meno profonda, a volte incassata fra grosse rupi di natura calcarea, con profili abbastanza ripidi. Quello di destra chiamato, in loco, Monte dei Cipressi o “Bosco dei Zappini”1 si presenta ricoperto da un bosco ceduo misto a carpino bianco e roverella; intorno alla quota di circa 400 metri s.l.m., dilaga il cipresso del tipo Cupressus sempervirens L. var. horizontalis (foto n. 1) dando origine ad una formazione particolare per caratteri genetici, resistenza alle aggressioni fitopatologiche.

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Da informazioni assunte, in loco e nel circondario matesino, a memoria d’uomo, non risulta effettuato alcun rimboschimento artificiale di tal genere. Anche se sul posto sono riscontrabili riferimenti storici su tale formazione, non si può sufficientemente ritenere che la cipresseta in questione sia di origine spontanea, in quanto la diffusione rappresenta una manifestazione in contrasto con la ridotta e circoscritta superficie da essa attualmente occupata. Le più antiche notizie documentate che dimostrano la presenza della Selva dei Cipressi è il rilievo del 1506 (Rif. Usi Civici Fontegreca – Arch. Stor. Com.), in cui viene precisato che la cipresseta non ha qualità di “difesa” terreno recintato gravato da usi civici. G.V. Ciarlante arciprete della Cattedrale di Isernia, nell’opera Memoria historica del Sannio risulta il primo a segnalare con sufficiente attendibilità la presenza della conifera in questione (1664): «nella terra di Fossaceca2 è una bella selva solo di alti, e folti cipressi… alberi sì grossi grandi da’ quali non poca utilità, e comodità si cava, poiché vi ritagliano legni fuor di modo lunghi, larghi e odoriferi». Sull’origine della cipresseta non sussistono certezze; tuttavia è possibile avanzare ipotesi, tra le quali la più “antica” potrebbe essere quella di alberi sacri piantati in prossimità di fondi in epoca preromana o romana. Si evidenzia che la zona matesina era parte integrale del Sannio – Pentro – Sec. VII-I a.C.